Proseguiamo con la seconda puntata, la monografia speciale dedicata alla storia della toga romana.

In questo caso ci spostiamo verso l'Alto Impero, dove entriamo in un periodo in cui la toga dell'età repubblicana convive con altri nuovi modelli di toga introdotti a partire dal II secolo a.C.

CONTESTO STORICO: L'ALTO PERIODO IMPERIALE (27 a.C. - 284 d.C.)

L'Alto Impero Romano è un periodo caratterizzato dal consolidamento e dall'espansione dell'Impero romano sotto il regno di imperatori come Augusto, Tiberio, Claudio e Traiano. In questo periodo Roma raggiunse la sua massima estensione territoriale e beneficiò di un periodo di pace e prosperità noto come Pax Romana.

A partire da Augusto si verificò un processo di centralizzazione del potere nella figura dell'imperatore, anche se simbolicamente vennero conservate strutture politiche dell'era repubblicana, come il Senato.

Con le conquiste romane si diffusero anche l'arte, la cultura, la lingua e i costumi romani, con la fondazione di nuove città. Ciò determinò anche una trasformazione sociale che stratificò i cittadini romani e coloro che godevano dello ius latinum, rispetto agli stranieri, ai pellegrini e agli schiavi.

In questo periodo si verificò un evento di spiccato valore simbolico, che rappresentò una rottura con il sistema fiscale, sociale e giuridico fino ad allora vigente: la concessione, nell'anno 212 d.C. della cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell'Impero romano attraverso la Constitutio Antoniana[1] promulgata da Caracalla.

L'Impero romano sotto i regni di Adriano e Traiano raggiunse la sua massima estensione intorno al 117 a.C....In breve, le conquiste di Traiano. Fonte: Link[2]

LA TOGA E LA SUA PROMOZIONE NELLA STATUARIA ROMANA COME SIMBOLO DI CITTADINANZA E DI STATUS

Verso il I secolo a.C., durante l'impero di Augusto, si assistette ad un maggiore prestigio della toga come indumento per eccellenza del cittadino romano, dello status sociale e dei valori romani che portarono alla Pax Romana e alla cosiddetta romanitas[3] (civiltà romana).

Un esempio di ciò è la comparsa di un tipo speciale di scultura chiamata "togadas" [4] che rappresenta illustri cittadini romani o l'imperatore stesso come principe o primo cittadino dell'Impero.

La diffusione di questa statuaria in ambito urbano (anfiteatri, fori, teatri, ecc.) favorirà inoltre, a livello propagandistico, la diffusione della toga come indumento di elevato status sociale ma anche come emblema della Romanitas presso comunità non romanizzate o straniere. Queste statue togate faranno parte anche di quella che lo studioso Andrea López Azcona chiama una “scenografia del potere”[5], dal grande carico ideologico, “(…) nella quale i membri della famiglia imperiale e i leader locali venivano presentati al mondo romanizzato”.[6].

Secondo López Azcona, l'uso della scultura in toga a fini propagandistici raggiunse il suo apice nel I secolo d.C., nel contesto del rafforzamento dell'Impero instaurato da Augusto. Questo fenomeno riflette l'importanza simbolica della toga come elemento di identità e di potere nella cultura romana.

La romanizzazione delle province permise a numerosi nobili locali di ottenere lo status di cittadini romani, il che garantì loro il privilegio di indossare l'iconica toga, consolidandola così come simbolo distintivo di cittadinanza e di prestigio.

Successivamente, nel 212 d.C., l'editto di Caracalla, che concedeva la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi dell'Impero, diede ulteriore impulso alla diffusione di questo indumento. Di conseguenza, la toga non solo rafforzò il suo status di simbolo di status, ma divenne anche un potente simbolo del processo di romanizzazione nelle province.

La cosiddetta "Toga di Periate", realizzata in bronzo e datata tra il I e ​​il III secolo d.C. È stato ritrovato nella provincia di Granada e si ritiene che rappresenti l'imperatore Claudio. Come possiamo vedere, indossa la classica toga romana del periodo repubblicano.

LA TOGA NELLA VITA QUOTIDIANA E NELLE CERIMONIE E NEGLI EVENTI PUBBLICI

L'uso della toga in tutte le sue varianti e colori, originatosi nell'epoca repubblicana, persistette fino all'Alto Impero.

La toga, come si è detto, si affermò, secondo Svetonio, fin dall'epoca di Augusto come indumento per eccellenza del cittadino romano e il suo uso era proibito anche ai non cittadini[7].

La toga, soprattutto nelle sue varianti praetexta e virile, ebbe un ruolo di primo piano nella sfera pubblica durante l'Alto Impero. Veniva utilizzato in incontri ed eventi politici e sociali, come:

  • Le riunioni del Senato.
  • Ricevimenti organizzati da imperatori o alti funzionari del governo imperiale.
  • Manifestazioni pubbliche che si svolgono in anfiteatri o circhi.

Inoltre, queste toghe continuarono a mantenere la loro rilevanza nelle cerimonie religiose, venendo indossate sia dai cittadini della classe media che dai membri dell'élite. Le varianti tradizionali del periodo repubblicano (praetexta, viril, laena, tra le altre) facevano parte dell'alto abbigliamento imperiale durante gli eventi di culto pubblico, i rituali e le festività, indossati dai partecipanti e dai sacerdoti incaricati dei rituali.

Nel contesto dei funerali, le toghe pullae, caratterizzate dal loro tono scuro, continuarono a essere utilizzate come simbolo di lutto.

Infine, va notato che in questo periodo, presso le classi patrizie, si perse la tradizione romana secondo cui erano le matrone e le figlie a tessere la toga del marito o pater familias. Questa funzione venne sempre più spesso svolta da fabbriche schiavistiche o da laboratori sartoriali specializzati.

LUSSO CONTRO MODERAZIONE: LE LEGGI SUNTUARIE

Fin dall'epoca monarchica erano state stabilite norme che regolavano il lusso (luxuria, in latino) nell'abbigliamento e nei materiali tessili, attraverso leggi come le XII Tavole e la Lex Oppia. A ciò si aggiungeva la figura del censore, un funzionario incaricato, tra gli altri compiti, di vigilare sul mantenimento del decoro e dei buoni costumi romani (cura morum) sia nell'abbigliamento che nella vita quotidiana.

Dal III secolo a.C. in poi. C. con la conquista dei regni ellenistici[8] e, più tardi, con successive campagne come quella d'Egitto (30 a.C.), Roma si avvicinò ancora di più all'Oriente e si aprì al commercio intercontinentale che collega l'Occidente con l'Asia centrale attraverso la Via della Seta via terra e via mare con l'India o l'Egitto, da dove venivano importati bisso[9], sete e cotone di primissima qualità. Questi nuovi materiali tessili erano considerati contrari ai valori virtuosi e moralmente superiori che Roma aspirava a rappresentare, poiché, secondo alcuni scrittori e persino senatori, incoraggiavano atteggiamenti come la pigrizia, l'indisciplina e l'effeminatezza.

Durante tutto il periodo imperiale la presenza di tessuti di lusso si consolidò progressivamente, diffondendosi tra le classi più abbienti della società romana, dai patrizi ai mercanti e ai liberti. Questa tendenza contrastava radicalmente con la tradizionale austerità nell'abbigliamento che aveva caratterizzato le generazioni precedenti.

La crescente adozione di abiti opulenti generò accese polemiche. Ad esempio, il semplice fatto che gli uomini indossassero la seta era considerato indecente e contrario alla morale e alle virtù romane, costituendo un affronto ai valori fondamentali della società. I trasgressori potevano affrontare sanzioni legali o disapprovazione sociale, dimostrando così il profondo impatto di questa trasformazione culturale sull’identità romana.[10]

Per contrastare la crescente influenza del lusso tessile, sovrani come Augusto e Tiberio stabilirono che l'imperatore e il suo entourage, composto dal Senato e dalla Corte, avrebbero dovuto dare il buon esempio e affermarsi come un vero e proprio exemplum principis di austerità e frugalità. L'obiettivo era quello di inculcare nella società romana l'adozione di uno stile di abbigliamento tradizionale e sobrio.

Furono pubblicate anche una serie di nuove leggi suntuarie, come quella di Tiberio del 16 d.C. che proibiva ai nobili di indossare abiti fatti di biso o seta. Tuttavia, l'emanazione di queste e altre leggi non ebbe l'effetto desiderato e contribuì ulteriormente all'impopolarità di Tiberio come imperatore nella società romana.[11]

Allo stesso modo, altre leggi suntuarie[12] di quel tempo regolavano non solo la seta ma tutti i tipi di abbigliamento o tessuti: ad esempio, i regolamenti romani stabilivano chi poteva indossare certi tipi di abbigliamento, ornamenti e l'uso esclusivo di certi colori e materiali.

Così, l'accesso ai tessuti contenenti porpora, bisso, seta o oro, tra gli altri, veniva limitato, riservandoli come simboli distinzione per alcune classi aristocratiche e limitandone l'uso tra i settori non aristocratici, anche quelli economicamente ricchi, come i liberti o i mercanti.

Queste leggi riflettevano non solo il desiderio di mantenere l'ordine distintivo tra le classi sociali, ma erano una reazione alla crescente influenza del lusso orientale ed ellenistico[13].

Infine, già nell'alto periodo imperiale, vediamo come il lusso e le mode orientali fossero diventati un importante problema sociale a causa degli alti costi generati, ad esempio, dalla compravendita della seta. Così, nelle sue Satire, Giovenale (55-128 d.C.) affronta con aspra critica l'adozione di mode orientalizzate, denunciando gli sprechi e l'eccessiva ostentazione della ricchezza. L'autore sostiene che questa tendenza portò, già ai suoi tempi, a un indebolimento dei costumi tradizionali e a un marcato aumento della corruzione sociale.

Nello stesso spirito anti-lusso, temiamo anche gli imperatori del II e III secolo d.C. che volevano essere un esempio (exempla principis) di austerità e valori virtuosi nel vestire a corte e nel presentarsi ai sudditi. Furono questi i casi di Marco Aurelio (121-180 d.C.), Alessandro Severo (222-235 d.C.) o Aureliano (271-275 d.C.).

Vi furono leggi come quella promulgata durante il brevissimo regno dell'imperatore Marco Claudio Tacito (dicembre 275 d.C. - giugno 276 d.C.), che ancora una volta proibiva agli uomini di indossare gioielli di seta[14] o d'oro.

Nonostante l'attuazione di leggi suntuarie sull'abbigliamento, queste si rivelarono insufficienti a impedire sia agli aristocratici sia ai settori dell'alta borghesia, tra cui mercanti, liberti e banchieri, di adottare gradualmente uno stile di abbigliamento sempre più elegante e lussuoso.

Tuttavia, l'uso esclusivo di certi colori e materiali rimase riservato agli imperatori, e il loro utilizzo da parte di individui esterni alla famiglia imperiale era considerato un crimine grave, classificato come alto tradimento.[15]

                               

A sinistra: la cosiddetta “Statua Rogadica del Secondo Giardino”, del I secolo d.C. (periodo giulio-claudia), proveniente da Cástulo e attualmente conservato nel Giardino del Museo Sorolla di Madrid (link fonte: Ministero della Cultura)[16]. A destra: Busto di toga del II secolo d.C. forse rappresenta il proprietario di una villa romana a Los Vilares, León. Per secoli questa figura è rimasta sul campanile della chiesa, assimilata a San Pietro. Link alla fonte: MSN/Diario de León[17]

TIPI DI TOGHE NELL'ALTO IMPERO

Durante il periodo dell'Alto Impero continuarono a diffondersi i modelli di toga originari della Repubblica. Questi erano i seguenti:

  • TOGA VIRIL, di colore bianco, senza ornamenti né tinte, indossata da ogni cittadino romano al raggiungimento della maggiore età.
  • TOGA PRAETEXTA (bordata, con bordo viola sul bordo), indossata da bambini, magistrati e sacerdoti.
  • TOGA PULLA, di colore scuro, utilizzata in contesti funebri e di lutto privato. Veniva utilizzato anche da alcuni gruppi sociali, come gli artigiani.

In questo periodo le toghe, soprattutto in epoca giulio-claudia, come possiamo osservare nelle statue togate di Cástulo (oggi conservate al Museo Sorolla di Madrid) o in quella di Baelo Claudia, si distinguono per essere indumenti molto voluminosi, con un ampio seno nella parte centrale dell'abito.

Tuttavia, le toghe erano indumenti molto pesanti, difficili da lavare e costosi da mantenere. Inoltre, se non venivano indossati correttamente, erano molto scomodi perché limitavano la deambulazione e la mobilità.

Col passare del tempo, l'aspetto pratico prese il sopravvento; I cittadini romani e quelli di altre comunità iniziarono a indossare abiti simili alla toga, ma molto più comodi nella vita quotidiana (mentre la toga tradizionale veniva relegata agli usi di gala, cerimoniali e di palazzo o tra le persone più anziane e fedeli alle tradizioni romane).

Tra i nuovi capi di abbigliamento che stanno diventando popolari, spiccano i seguenti tipi:

TOGA TRABEA

La toga trabea, così chiamata per le sue trabee viola, ovvero strisce indossate come decorazione sotto forma di fasce orizzontali viola, era un indumento di origine militare introdotto durante l'Impero romano, che incarnava la convergenza tra la disciplina dell'uniforme da guerra e il prestigio civico associato alla toga tradizionale. Dal design sobrio e funzionale, questo indumento veniva utilizzato in contesti cerimoniali e ufficiali, fungendo da emblema di autorità e rigore istituzionale.

L'adozione della toga trabea segnò un passaggio simbolico dalla Roma repubblicana alla Roma imperiale, sottolineando lo stretto rapporto tra il potere militare e la struttura civile dello Stato.

Combinando l'austerità dell'abbigliamento militare con gli attributi di dignità e cittadinanza rappresentati dalla toga, la toga trabea rifletteva l'importanza fondamentale della disciplina nella modernità romana e divenne il simbolo degli alti funzionari che dovevano bilanciare il valore militare con la solennità del potere civile.

Secondo Svetonio – sulla base della testimonianza di Servio – nell'antica Roma esistevano vari tipi di trabee[18]:

  • Trabea completamente viola: riservata agli dei
  • Trabea con bordo orizzontale viola e zafferano: usata dagli auguri, sacerdoti incaricati di predire il futuro.
  • Trabea bianca e viola: di origine monarchica, adottata poi dagli equites, fu utilizzata durante l'Impero dai consoli nelle cerimonie pubbliche come l'inaugurazione del Tempio di Giano.

                            

Sulla sinistra possiamo vedere una figura con una possibile toga trabeata, molto più corta e comoda da indossare rispetto alla tradizionale toga romana. (Fonte: Pinterest). Sulla destra vediamo una stele funeraria ispanica, della metà del III secolo, con una figura che indossa la cosiddetta toga contabulata, con la caratteristica piega sulla spalla sinistra. Fonte: Museo Archeologico Nazionale[19].

TOGA CONTABULATA

Questo modello apparve alla fine del II secolo d.C. come si vede, ad esempio, nel mosaico di Virgilio e le Muse nel Museo del Bardo (Tunisia)[20].

Questo indumento era caratterizzato da fasce lisce, a forma di tavola (da cui il nome contabulata). Era molto simile alla toga tradizionale, con pieghe plissettate che formavano forme simili all'umbone, al seno e al balneo della toga classica.

Veniva posizionato sulla spalla sinistra, con il seno che pendeva dal gomito del braccio destro. Sembra anche che fosse un capo d'abbigliamento scomodo da manutenere (forse richiedeva una gruccia speciale su cui appoggiarlo quando non lo si indossava), da pulire e da piegare. Quando veniva indossato, sembrava anche limitare la mobilità.

Una delle prime testimonianze iconografiche della toga contabulata, vestita anch'essa lunga. Mosaico di Virgilio circondato dalle muse Clío e Melpómene. Museo del Bardo della fine del II secolo d.C. (Tunisia). Fonte: Wikipedia /CC

LE TOGHE VIOLA E PALMATA

Nel contesto cerimoniale e politico dell'antica Roma, la toga palmata e la toga purpurea rappresentavano due fondamentali espressioni di potere e autorità, ciascuna dotata di un profondo significato simbolico.

Entrambi i capi erano realizzati principalmente in lana di alta qualità, utilizzata per le sue eccellenti proprietà di drappeggio e resistenza. La toga palmata era caratterizzata dalla sua ornamentazione, ispirata a elementi di vittoria (come motivi che ricordavano le foglie di palma) e veniva utilizzata in eventi formali e militari per celebrare il trionfo e l'onore. La morbidezza e la malleabilità della lana hanno consentito l'inserimento di dettagli decorativi che ne hanno esaltato il carattere distintivo.

La toga purpurea, invece, si distingueva per l'esclusiva tintura viola, estratta dal mollusco Murex, il cui valore e la cui rarità la trasformarono nel simbolo per eccellenza del potere imperiale. Questo tono, storicamente riservato all'imperatore e, in occasioni eccezionali, ad alti dignitari, fungeva da emblema inequivocabile di supremazia politica e autorità dello Stato.

La lana rimase il materiale tessile più comunemente utilizzato per realizzare questi indumenti durante il periodo imperiale. Tuttavia, durante il Tardo Impero, si assistette a una trasformazione negli abiti dell'élite, con l'introduzione di nuovi materiali tessili come la seta.

TRANSIZIONE AL PERIODO TARDIVO IMPERIALE

Durante il III secolo d.C. C., la toga classica, indumento emblematico della repubblica e dell'Alto Impero, conviveva ancora con la contabulata, che acquisì importanza fino a diventare la moda predominante del tardo periodo imperiale.

Da parte loro, gli abiti dai modelli semplici, tradizionalmente indossati dai militari, dalle classi inferiori e dai popoli romanizzati, vennero gradualmente incorporati, in forma adattata, nell'abbigliamento quotidiano della società romana, anche tra gli strati più abbienti. Fu il caso del pallio, che già alla fine dell'Alto Impero (III secolo d.C.) stava sostituendo la tradizionale toga.

Infine, la crescente e inarrestabile influenza delle usanze orientali e la maggiore disponibilità della seta portarono all'allentamento delle rigide normative sul lusso, consentendo l'inserimento di nuovi materiali nell'abbigliamento ufficiale e segnando un processo di declino ed evoluzione dei classici simboli del potere.

Nella terza e ultima puntata esploreremo l'evoluzione e il declino della toga romana.
LETTERATURA

ARROYO, A. (1999). La vita quotidiana a Roma sotto i Cesari. Madrid: Alderrabán.

AVIAL CHICHARRO, L. (2018). Breve storia della vita quotidiana nell'Impero Romano. Madrid: Nowtilus.

BAENA DEL ALCAZAR, Luis (1993). "Togati Hispaniae. Un approccio allo studio delle sculture di Togati in Hispania" in Baética: Studi di Storia Moderna e Contemporanea. N. 15, 1993, pp. 165-174

DEWAR, M. (2008). “La filatura della trabea: vesti consolari e propaganda nei panegirici di Claudiano.” In Edmondson, J. C.; Keith, Alison, a cura di L'abito romano e i tessuti della cultura romana (in inglese). University of Toronto Press. pp. 217-237.

LOPEZ AZCONA, Andrea (2011). “La toga romana del Secondo Giardino” in Pezzo del mese. Museo Sorolla di Madrid. Link: Toga romana.pdf

NOGATE BASARRATE, Trinidad (2017). “La moda romana: status symbol e attività vitale in una società multiculturale” in Vínculos de Historia, n. 6 (2017) 40; pp. 40-70

PEREZ DE LA VEGA, Daniele (2021). “Tiberio ad Tiberio: la politica economica come cavallo di battaglia tra l’imperatore e l’élite” in Anthesteria. N. 9-10 (2020-2021)

ROTHE, Ursula (2019). La toga e l'identità romana. Londra e New York: Bloomsbury Academic.

SEBESTA, J. L. (1994b). “Tunica Ralla, Tunica Sprissa: i colori e i tessuti del costume romano”. In SEBESTA, J. L.; BONFANTE, L., a cura di Il mondo del costume romano. Studi sui classici (in inglese). University of Wisconsin Press. pp. 65-76.

STEELE, P. (2000). Abiti e artigianato in epoca romana, Gareth Stevens Publishing.

STONE, S. (1994). “La toga: da costume nazionale a costume cerimoniale.” In SEBESTA, J. L.; BONFANTE, L., a cura di Il mondo del costume romano. Studi sui classici (in inglese). University of Wisconsin Press. pp. 13-45.


[1] Molto si è discusso su questo editto promulgato da Caracalla. Sembra che a influenzare questo fenomeno non sia stata tanto una questione di uguaglianza sociale, quanto piuttosto, secondo autori romani come Dione Cassio, la necessità di riscuotere più tasse in un periodo, il III secolo, in cui si assistette a una serie di crisi economiche e politiche e all'intensificarsi delle guerre contro i Parti e i Germani. L'estensione di questa cittadinanza a tutto l'Impero romano ha quindi un valore più testimoniale che di riconoscimento di alcuni diritti.

Questa visione di Dione Cassio fu, ad esempio, sostenuta da Gibbon; tuttavia, in epoca moderna, alcuni autori come la romanista Mary Beard discutono questa visione di Dione Cassio e se attribuiscano maggiore importanza a questo Editto di Caracalla, che fu il culmine di una concessione sempre più ampia della cittadinanza romana e dello ius latinum alle comunità locali che furono sempre più romanizzate e coinvolte nella vita politica e sociale dell'Impero.

[2] 117.jpg (924×555)

[3] Sebbene si tratti di un concetto che non compare prima dell'inizio del III secolo, lo menzioniamo poiché fa parte di questo periodo alto imperiale.

[4] Ci sono tre modelli base di corpi maschili presentati nella scultura ritrattistica romana: la figura toracica, la figura eroica e la figura togata. Nella figura thoracata vediamo la figura che indossa la panoplia militare di alto rango. Al contrario, la figura eroica presenta un torso nudo coperto in tutto o in parte da un mantello che simboleggia lo status divinizzato del personaggio rappresentato alla maniera di un eroe classico.

Nel periodo imperiale, entrambi i tipi di figure (thocarata ed eroizzata) vengono assimilati alla rappresentazione dell'imperatore e dei suoi familiari. E raramente troviamo figure eroiche di singoli individui, soprattutto in contesti funerari.

Infine, la figura della toga è quella che indossa la toga, il cui design e il modo di indossarla cambiarono nel corso dell'epoca imperiale e in cui potevano essere rappresentati l'imperatore o un illustre cittadino romano.

[5] LOPEZ AZCONA, Andrea (2011). “La toga romana del Secondo Giardino” in Pezzo del mese. Museo Sorolla di Madrid. Link: togado-romano.pdf [Consultato il 17/11/2024]

[6] LOPEZ AZCONA, Andrea (2011). “La toga romana del secondo giardino.” Arte. Citazione.

[7] NOGATE BASARRATE, Trinidad (2017). “La moda romana: status symbol e attività vitale in una società multiculturale” in Vínculos de Historia, n. 6 (2017) 40; pagina 46

[8] Ad esempio, come conseguenza di queste conquiste, un caso in cui si vide un aumento del lusso fu nell'uso di tessuti tinti con l'inchiostro viola estratto dal mollusco Murex. Le conquiste riportarono a Roma come bottino enormi quantità di questi tessuti, che iniziarono a essere utilizzati massicciamente anche al di fuori degli ambiti puramente palaziali o aristocratici.

[9] Il bisso (latino: byssus), noto anche come seta marina, era un tessuto lussuoso ottenuto dalle secrezioni di alcuni molluschi mediterranei, come la cozza. A Roma questo materiale, trattato con il limone per ottenere una pregiata tonalità dorata, era chiamato lana pinna ed era considerato un bene di lusso di altissimo valore. Il termine biso veniva utilizzato anche per indicare biancheria pregiata ed esclusiva. Plinio il Vecchio, nella sua opera Naturalis Historia, documenta il processo di estrazione e lavorazione di questo prezioso tessuto.

[10] Ciò accadde, ad esempio, con Ottavio Augusto, il quale vedeva in queste persone che indossavano la seta o conducevano una vita lussuosa dei nemici di Roma e dell'istituzione imperiale e vennero addirittura individuati socialmente in quelle note dei censori già menzionate sopra.

[11]Si racconta che quando morì, il popolo romano gridò che il corpo dell'imperatore fosse gettato nel Tevere, gridando 'Tiberio ad Tiber'. Vedi PEREZ DE LA VEGA, Daniel (2021). “Tiberio ad Tiberio: la politica economica come cavallo di battaglia tra l’imperatore e l’élite” in Anthesteria. N. 9-10 (2020-2021); pag.121

[12] CRESPO PEREZ; Carlos (2016). “Le leggi suntuarie e la regolamentazione del lusso nel diritto romano” in Revista del Museo del Traje. Madrid. Link: (69) Leggi suntuarie e regolamentazione del lusso nel diritto romano (Depositato in Indumenta. Rivista del Museo del Costume nel settembre 2016) | Carlos Crespo-Pérez - Academia.edu [Consultato il 17/11/2024]

[13] CRESPO PEREZ; Carlos (2016). “Leggi suntuarie e regolamentazione del lusso nel diritto romano.” Arte. Citazione.

[14] In età augustea e alto imperiale, vi furono anche altri autori e filosofi che criticarono l'uso della seta: Seneca il Giovane, ad esempio, che la criticò perché era un tessuto trasparente che incoraggiava lo spreco, o Plinio il Vecchio, che nella sua opera Naturalis Historia, criticò l'adozione della seta e delle mode straniere come simboli del declino dei valori e della virtù romana.

[15] Un caso esemplificativo fu quello di Tolomeo di Mauretania, un sovrano africano e aristocratico alleato di Roma, che nel 40 d.C. Fu condannato a morte da Caligola dopo essere apparso in un anfiteatro indossando un mantello viola, indumento riservato esclusivamente all'autorità imperiale.

Vedere anche: CRESPO PEREZ; Carlos (2016). “Leggi suntuarie e regolamentazione del lusso nel diritto romano.” Arte. Citazione.

[16] Link:Tunica romana - Museo Sorolla | Ministero della Cultura

[17] Link: Il Marco Aurelio leonese non è più senza testa

[18]Vedi: DEWAR, Michael (2008) “La filatura della trabea: abiti consolari e propaganda nei panegirici di Claudiano” in Roman Dress and the Fabrics of Roman Culture

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